LA MADRE “MANIPOLATRICE” PERDE L’AFFIDO DELLA FIGLIA
26 febbraio 2020
In una recentissima ordinanza la Corte di Cassazione ha riconosciuto, per la prima volta, l’affidamento esclusivo della figlia al padre piuttosto che alla madre definita come “manipolatrice”.
Si tratta di un provvedimento quantomai innovativo e singolare adottato nell’ambito del regime di affidamento della prole ed è destinato, come tale, a trovare una sempre maggior applicazione nelle aule giudiziarie italiane, specialmente in presenza di situazioni caratterizzate da una elevata conflittualità genitoriale.
Nel caso esaminato, la Suprema Corte ha confermato la disposizione già emessa nel corso dei due precedenti gradi, ribadendo la infondatezza della tesi materna circa una presunta “inattendibilità della minore” la quale, aveva invece chiaramente manifestato la propria preferenza per la collocazione presso l’abitazione paterna.
Ed invero, tanto sulla scorta delle dichiarazioni rilasciate in corso di causa dalla ragazzina (più volte ascoltata) quanto dell’accurato ed approfondito esame delle dinamiche familiari effettuato dai consulenti d’ufficio, era emerso inequivocabilmente il tentativo della madre di indurre la figlia a mentire innanzi ai magistrati circa la reale natura dei suoi rapporti con le figure genitoriali.
In particolare, a determinare la scelta dei giudici è stato - su tutto - il “positivo inserimento familiare e relazionale della minore” nel contesto paterno a fronte del segnalato disagio - riscontrato anche dai periti -nell’alveo materno e riconducibile al frequente affidamento della ragazzina a persone estranee, da parte della genitrice.
[Cass. Civ. ord. n. 3028 del 10.02.2020]
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